a cura di Marco Tagliafierro

30/06_30/07/2011

 

 

Marco Tagliafierro: L'artista considera la realtà di tutti i giorni attraverso uno sguardo diverso, “altro”. Questa alterità consente all’artista di percepire le contraddizioni del reale. Per esempio, il Parco Lambro, pare realizzato secondo le categorie romantiche del parco all’inglese pur trovandosi a lambire un’area post-industriale che sta a significare un’epoca di scarsa consapevolezza ambientalista. Oltre che trovarsi in prossimità di uno dei corsi d’acqua più inquinati d’Italia.

Per questo hai scelto alcuni scorci di quest’area verde milanese come soggetto ricorrente in molti tuoi lavori?

Alessandro Agudio. Sì, questa architettura del paesaggio, mi sembrava esprimesse un conflitto linguistico insanabile. Che io percepivo ma che, al tempo stesso, volevo lenire attraverso il mio lavoro.

MT: Per questo hai associato delle espressioni banali ad un paesaggio aulico?

AA: Sì, beh, in questo caso ho voluto indagare un altro conflitto, quello tra il paesaggio in questione, che a mio avviso dovrebbe stimolare ben altre riflessioni e la sciatteria intellettuale che invece viene riservata alla magnificenza pittoresca di quel luogo. Questo perché la routine anestetizza il sentimento ed ottunde la possibilità di attivare l’intelligenza emotiva.

MT: In bravissimi hai associato all’immagine di quel verde brillante della natura il rumore assordante dell’house music, il risultato comunque non è privo di ironia.

AA: L’ironia, sempre pacata, almeno nei miei intenti, viene chiamata in causa per dissolvere, smussare le asperità dei conflitti che registro, penso al rumore che le cuffie di un i_pod infondono nelle teste di chi corre per il parco.

MT: Mi colpisce in particolare uno scatto che ti immortala, al crepuscolo, in una giornata di ottobre mentre osservi l’orizzonte vestito, come tu stesso mi hai raccontato, di una tuta che ha i colori dell’iride di tua nonna.

AA: Sì, è come se avessi voluto immedesimarmi nello sguardo di mia nonna e capire se il mio modo di vedere le cose ha un’origine famigliare o se ha comunque subito dei condizionamenti culturali.

MT:E con la stola di seta pura sulla quale hai stampato l’ingrandimento dell’iride di Beatrice, la tua fidanzata?

AA: Ho voluto sperimentare idealmente lo sguardo di un altro artista. Beatrice, appunto.

MT: L’azione che ti ha portato a collocare delle piante ornamentali in un campo libero, cercando di accordare il colore e la forma delle foglie della pianta di appartamento a quelle spontanee, esprime un’idea di solitudine che cerca consolazione in un tentativo di adattamento?

AA: Più che altro di confronto diretto con ciò che mi circonda, senza voler rendere il mio essere artista una discriminante anziché un’opportunità in più.